domenica 25 novembre 2007

Four words literaty contest: HalfLung

L'ASTRONAUTA


Era un rumore strano.
Quasi un fruscio.
Foglie che cadono in colorati autunni.
Era solo un soffio.
Un respiro a dir la verità.
Il commissario lo guardava con le braccia dritte lungo il corpo.
La macchina che lo aiutava a respirare stava là, accanto al letto.
Erogatore indispensabile di vita. Sembrava quasi, ascoltando in silenzio, di sentire un astronauta camminare sulla Luna.
La stanza era piena dello stesso suono che si sentiva nelle vecchie registrazioni.
Vecchie registrazioni che mostravano la sala di controllo in trepidante ascolto.
Il commissario lo guardava con le braccia dritte lungo il corpo.
Pensò alla notte precedente.
Tutto era successo così in fretta.
Erano le dieci e quaranta, quando alla centrale arrivò una chiamata di una signora allarmata. Aveva sentito uno sparo, uno sparo, uno solo e poi più nulla.
La sirena che sfreccia.
Lo trovarono lì, steso accanto al divano, un foro lo trapassava da parte a parte.
Ed ora eccolo.
Attaccato a quel respiratore.
Che non la smetteva di parlare con la sala controllo.
Un respiro dietro l'altro.
Il commissario lo guardava con le braccia dritte lungo il corpo.
L'appartamento era perfettamente a posto. Nessun segno di colluttazione o lotta.
Nessun segno di scasso sulla porta.
Nei telefilm avrebbero detto che la vittima conosceva l'assassino.
Ma questo non è un telefilm.
È la realtà. La fottuta realtà.
E il destino può essere molto più fantasioso di un abile scrittore.
Nell'appartamento silenzioso solo un rumore.
“Crackers!, crackers, crackers!”
“Polly” diceva la targa sulla gabbietta.
“Crackers!, crackers, crackers!”
Poi non lo aveva più detto, lui stesso aveva premuto il grilletto.
Non lo sopportava più quel cazzo di pappagallo.
Il commissario lo guardava con le braccia dritte lungo il corpo.
I suoi uomini erano ancora là che cercavano informazioni.
Erano ancora là che facevano domande.
“Addio vecchio mio”, disse.
Il commissario.
Pensava tornando a casa.
Pensava a quanto ci avrebbero messo i suoi a capire che era lui.
Pensava alla corsa che aveva fatto per tornare a casa l'altra sera.
Pensava alla fortuna che aveva avuto, “per un pelo” si disse, a ricevere la telefonata della centrale.
Pensava a quando avrebbe fatto effetto la medicina che aveva iniettato in flebo.
Pensava il commissario.
Pensava.
Il commissario.
Pensava al giorno che la moglie lo aveva lasciato.
Pensava.
Pensava a quel figlio di puttana.
Ora erano pari.
Pensava.
Pensava a quel fottuto pappagallo, regalo della moglie.
Pensava alla moglie.
Ah, quanto l'aveva amata.
Pensava a lei.
Pensava a dove era ora.
Nel suo bagagliaio con la testa spaccata in due.
Pensava il commissario.
Pensava.
Pensava.
Pensava anche se il suo cervello non funzionava più tanto bene.
Non funzionava più tanto bene, offuscato e spaesato.
“Bisogna rifare il software amico!” si disse.
Software.
Software per il cervello.
Era così che chiamava la sua bottiglia di whisky.
Software per il cervello.
Ed ora ne aveva veramente bisogno.
Pensava il commissario.
Pensava attaccato alla bottiglia.
Pensava a quando l'avrebbero cercato a casa.
Pensava alla lettera che avrebbero trovato nella macchina da scrivere.
Pensava.
Pensava ai suoi colleghi.
Avrebbero capito il perché?
Lo avrebbero capito?
Pensava il commissario.
La macchina da scrivere sulla scrivania, l'avrebbero vista?
Quella lettera trovata?
Si lo avrebbero fatto.
Li aveva addestrati bene.
Erano dei bravi ragazzi.
Pensava il commissario.
Pensava alla strada.
Pensava anche se forse stava correndo un po' troppo.
Pensava il commissario.
Pensava alla curva che stava per pararglisi contro.
Pensava il commissario.
Pensava anche mentre la macchina volava giù per la scogliera.
Pensava.
Pensava.
Poi un rumore sordo.
E il silenzio attorno.
Niente, nessun rumore.
Nessun uomo della Luna.
Niente.
Neanche un respiro.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Direi che, per ora, Half-lung e M.P. siano alla pari. Belli questi racconti. E bella iniziativa. Magari si potrebbe aprire anche al pubblico anonimo.

McBinda ha detto...

c'è un errore di battitura====pensava alla fortuna che aveva avuto,"per un palo" si disse,a ricevere

Half-Lung ha detto...

Allora per quanto riguarda l'errore di battitura, è vero ho sbagliato, ognuno lo legga come vuole...
Per quanto riguarda la parità vi dico: pazzi! Avete letto quello bene, quello di M.P.? Sembra il miglior Sclavi ma molto più poetico... Nihiii

Anonimo ha detto...

Entrambi belli..ma quello di Half-Lung ha decisamente qualcosa in più...stilisticamente particolare,resta di più.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo, rimane di più leggendo il racconto di half-lung.

Niko ha detto...

Mi spiace, mi ci sono messo d'impegno, ma ho bisogno di tempo e concentrazione per leggere più di 3 righe al giorno sullo schermo del computer.
Mi riprometto di farlo a breve, e quasi quasi mi butto nella mischia (se si puà fare e non è riservata alla vostra ghenga)
a presto cari poeti del cabolo
ahah!
ne so una più di caronte

Merlin ha detto...

Bravo Leo! Come promesso sono venuto a commentare! Finora mi ero tenuto in disparte, saltuario osservatore di questo blog, ma questa cosa mi ha stuzzicato. Il tuo racconto mi è piaciuto. La prossima volta non farti prendere la mano, poteva finire prima. Al di là di come lo hai scritto (trovo che alcune considerazioni del narratore, ad una prima lettura, sembrino voler ricalcare per forza certi stili di romanzi polizeschi americani, cadendo nel sentito) ho apprezzato l'idea del cambio di prospettiva, e della breve emozione che ho percepito quando ho capito dove volevi andare a parare. Molto interessante! Magari rimettendoci mano lo puoi migliorare moltissimo!

Un saluto da Merlin

M.P. ha detto...

e ancora bravo...mi è piaciuto soprattutto lo sviluppo verticale. Hemingway mescolato a Chandler...insolito