lunedì 7 gennaio 2008

Literary Contest: Valefree

CRONACA DI UN INSOLITO DRAMMA


La sera stava lasciando il posto alla notte. Le strade urlavano di drammi consumati e di effimere gioie a pagamento. Le luci esterne, inclementi, entravano a forza nella stanza, violentando il buio a cui stava agognando. George non riusciva a dormire. Si alzò con uno scatto stizzito e andò in bagno. Lo specchio, offuscato dalla condensa, gli restituì l’immagine del suo stato d’animo, più che della persona. Stava soffrendo. Si lavò la faccia. Aprì il mobiletto sopra il lavello e prese una bottiglia. L’etichetta diceva che erano barbiturici e metteva in guardia dall’utilizzo eccessivo. L’idea di ingerirli tutti lo sfiorò per più di un istante. Ma no… cercò di dire a se stesso che non poteva perché aveva qualcosa da fare, ma una voce inclemente dentro di lui gli diceva che l’unico motivo era la codardia. Eppure sarebbe bastato veramente poco. Una sola lunga dormita senza risveglio. Invece prese solo un paio di pillole. E si mise al tavolo a scrivere. Sapeva quel che poi sarebbe successo. Avrebbe faticato per trovare le parole, si sarebbe addormentato sulla lettera e la mattina dopo si sarebbe sentito stupido e l’avrebbe stracciata.


Mentre la neve imbiancava i tetti e le strade, facendosi beffe dello stato sociale della gente e cadendo tanto sull’agiato businessman quanto sul barbone senzatetto, Mary si dirigeva al lavoro. Quel giorno doveva presentare il documento programmatico dell’anno successivo, ed era sicura che alcuni punti sarebbero stati fortemente contestati per il grosso preventivo di spesa che presentavano. Tuttavia era essenziale provvedere ai problemi di sicurezza dell’azienda. Solo nell’ultimo anno si erano verificati sei lievi incidenti tra i dipendenti, incidenti che potevano avere conseguenze molto più tragiche. Lei voleva evitare che questi incidenti si verificassero di nuovo; sarebbe stata una lunga giornata.


Rabbia. Era quello che provava in quel momento. Era tutto quel che provava in quel momento. Non umiliazione, non paura. Solo rabbia. Moore giurò che gliel’avrebbe fatta pagare. A quella puttana di sua moglie e a quell’idiota del suo amichetto. Certo non pensava a un omicidio ma qualche osso rotto ci sarebbe scappato…
Era andata male. D'altronde come poteva sapere che quell’imbecille avrebbe reagito così violentemente? E così adesso si trovava con due cadaveri sulla coscienza. E anche ignorando la coscienza si trovava comunque con due cadaveri nel portabagagli. L’auto sfrecciava velocemente verso la periferia…


L’auto sfrecciava velocemente dalla periferia verso la zona residenziale. Era livida di rabbia. La riunione era andata proprio come si aspettava. Niente finanziamenti per la sicurezza, aumento del tono di voce, litigate e insulti. Ora tornava a casa spingendo sull’acceleratore.


Il rapinatore stava scappando dopo aver commesso l’omicidio. Se solo quella stupida commessa non avesse dato in escandescenze probabilmente sarebbe stata ancora viva. E lui non avrebbe avuto la polizia alle costole. E invece erano attaccati al suo culo mentre lui cercava di sfuggire alla sedia elettrica.


Era stata una lunga giornata. Aveva urgente bisogno di staccare la spina e di passare una notte tranquilla. Altrimenti prima o poi si sarebbe suicidato davvero, ne era certo. E invece niente. Ancor prima di mettersi a letto sapeva che il pensiero dell’uomo che stava affiggendo il manifesto di un film di serie B con un pennello che doveva aver visto giorni migliori e una colla che poteva benissimo essere una cena non gradita di uno stomaco troppo leggero per quella cazzo di città, l’avrebbe messo in paranoia per tutta la notte. Si accese una sigaretta e si sedette a scrivere alla scrivania. Sotto la finestra, in lontananza sentiva le auto dare gas sull’acceleratore. Chi andava in periferia e chi andava verso il centro della città. Il problema, comprese, era lo stress che i ritmi della vita imponevano alle persone. Ma questa volta l’avrebbe fatto. E allora non ci sarebbe stata mai più fretta ne’ paranoia, ne’ notti insonni. Avrebbe dormito per sempre. Si buttò.


Aveva stracciato l’idea della discarica e aveva deciso di scaricare i suoi due ingombranti problemi alla palude. Sentiva le sirene della polizia venire verso di lui da destra ed ebbe paura. Il suo desiderio di vendetta l’aveva fatto diventare un assassino. Poi pensò che ancora non potevano aver scoperto nulla e si tranquillizzò un po’, continuando però ad andare a velocità elevata. Poi successe tutto in un istante. Una macchina gli tagliò la strada a gran velocità, seguita subito dalla polizia. Lui sbandò, travolse un uomo che aveva appena affisso il manifesto di un film di serie B e scontrò violentemente con una macchina che procedeva in senso contrario. Un uomo si schiantò sul suo tettino.


Al commissario Edgar Allan Jacobi si presentò una scena che faceva quasi ridere. I cadaveri erano sei: l’uomo alla guida dell’auto che aveva sbandato, il poveraccio investito che attaccava i manifesti, la donna alla guida dell’auto travolta che lui conosceva di vista come addetta al personale per una grossa azienda, i due cadaveri nel portabagagli dell’uomo, che nello scontro si era aperto, e un probabile suicida che, cinismo del fato, era saltato giù dalla finestra uccidendosi proprio quando sotto di lui altre persone morivano. La cosa che più lo intristiva era che in una città di quel genere, un insieme di drammi incrociati di questo genere non avrebbe occupato più di una colonna di una pagina secondaria di un quotidiano a bassa tiratura.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Molto carino, complimenti.

D.

Nico ha detto...

sono tornato! buon 2008 a tutti.
Non male la cronaca di un insolito dramma, anche se trattandosi di 6 cadaveri sarebbe un tantinello più corretto dire tragedia (è il classico errore del giornalista da TG). COmunque il personaggio di Giorge non mi convinceva tanto,il primo paragrafo sembra banalotto, ma riletto nell'insieme assume un altro colore. E mi piace che la sua morte, se ho ben capito, è solo accidentalmente legata alle altre. Forse andavano riviste le introduzioni ai personaggi, perchè poi l'azion fila senza problemi.

mirò invece mi ha un po' annoiato, ma la colpa è come sempre mia, che mi scogliono davanti allo schermo del portatile.
ciao! e buon blog!
ps: il mio cambia indirizzo, ora è nikoisdifferent.net

Anonimo ha detto...

Avevo detto che questo racconto mi è piaciuto un casino. Ed è vero. Scritto benissimo, fra l'altro. "Posto" un secondo commento, oltre che per rinnovare i miei complimenti, anche per fare una piccola critica (come ormai avrete capito io sono un cacacazzi): forse inconsapevolmente, ma assomiglia abbastanza alla trama di "Amores Perros" di Inaritu, fra l'altro un film BELLISSIMO.
Detto ciò, l'ho appena riletto...e mi ha fatto sentire bene.

Saluti.
D.

Nick Stu ha detto...

'Il rapinatore stava scappando dopo aver commesso l’omicidio'

questa frase secondo me la potevi mettere meglio.
comunque viaggia, è interessante