giovedì 14 febbraio 2008

dalla penna di D: milaMo

Se parlo di te, quel che posso dire è che dai un senso ai sensi.

La vista, per esempio.

Dopo di te, la si rivaluta.

Ci si trova costretti a riconsiderarla, e si rischia di cadere in una tragica empasse nel dover scegliere se ringraziarla, per aver catturato la tua immagine, o se maledirla e sperare che in un solo istante le luci si spengano, per sempre, per sempre tenendo te, il tuo viso, i tuoi occhi, come ultimo\eterno fotogramma.

Fermo immagine. Tu.

L’udito... l’udito perde la pace del silenzio, quando fa i conti con la tua voce (bassa, sensuale...parla per te una pantera arrotolata nella tua gola, che fa le fusa al bianco dei denti scambiandoli per spicchi di luna).

Il tatto e il gusto s’abbracciano, disperati per non aver saggiato, di te, sapore e pelle.

L’olfatto si sbatte, prende a pugni gli odori nel mucchio finchè non trova il tuo, e a quel punto lo cerca, saltando i chilometri, s’illude di rintracciarlo nell’afrore di altri corpi, in altre braccia che non sono tue, in un collo che non abbia la stessa linea perfetta e disarmante.

Se “senso” e “sensuale” hanno, anche solo linguisticamente se non ontologicamente, una comune radice, è in te che la vedo ( e non è, vederla, frutto d’un senso a sua volta?).

Cerco nel Senso, ancora lui, di poche righe scritte a mente quasi fredda, una traccia che ti ritrovi o mi condanni a non trovarmi.

Se tu sei Perdersi, possa io non trovarmi mai più.

Dico “perdermi” e vorrei dirti “prendimi”. Le lettere sono più o meno le stesse.

Sono le azioni, quelle si, ad essere diverse.

Prendimi.

(D, x P.)

mercoledì 6 febbraio 2008

Brodo di pollo Blues

Ci rende sempre felici vedere qualche altro aspirante scribacchino che decide di collaborare con questa nostra crociata d'inchiostro, perciò introduciamo di gusto al vasto(?) pubblico del cabo una piccola e graziosa opera del famigerato D. -il cui nome è "svelato" nel raconto qui sotto- che ha recentemente partecipato all'acceso (per usare un eufemismo) dibattito scatenato dalle nostre ultime pubblicazioni.
Che dire di più? Accenno solo che lo scritto è una riuscita sintesi del Kipling di "If" e dell'ultima produzione Bukowskiana (chissà cosa vi sarà venuto in mente...).
Fateci sapere cosa ne pensate, da parte mia il giudizio è sotteso, avendolo pubblicato e prefazionato a dovere...



Brodo di pollo Blues

(ovvero Monologo al figlio che avrò)



di Danilo Cipollini

A P. , che sperò sarà la madre dei miei figli.



Te lo dico da quando sei nato e tu continui a non capire... Prova a farne tesoro, da adesso in poi: nella vita, diffida di tutto quel che è cotto.

Voglio dire....
Nasci e sei NIENTE. Uno sputo di molecole piccole così. Un mucchietto di carne. E già dall'inizio la vita ci divide in due grandi gruppi: i fortunati che si attaccano alla tetta materna e ne suggono latte (crudo), e quegli sfigati che si beccano il biberon.
Biberon, attrezzo infernale. Vieni incoraggiato ad assumere una polvere bianca che si scioglie nell'acqua. Gustati il momento, ragazzo, perchè sarà l'unica polvere bianca che sarai incoraggiato a assumere in vita tua. E quella polvere bianca secondo loro è latte. E, magari, in origine lo era anche. Ma è stato pastorizzato, sobollito, analizzato, disidratato, liofilizzato, impacchettato. Di latte, ormai, ha solo le sembianze.
E' talmente falso, talmente infido, che te lo danno da un affare di caucciù fatto a forma di tetta. Ora...non sarà l'ultima volta in vita tua che tratterai con una tetta di plastica. Però, da bambino come da adulto, se vuoi un consiglio opta per il naturale.

Cresci un po'..arriva il momento delle pappine. Gli OMOGENEIZZATI. Ovvero una crema che SA di trota... ma NON E', trota. Sa di manzo, ma non lo è. Sa di bucatini alla amatriciana, ma in realtà rappresenta la mela.
Sostanzialmente, un omogeneizzato è un'astrazione, un'idea lontana di qualche cibo solido che è stato cotto e ricotto al punto tale di averne livellato il sapore. Tutte quelle creme hanno lo stesso odore, sapore, colore. Sono omogenee..da questo il nome. Omogeneizzato. E' questione d'ontologia.

Archivi quella merda giusto in tempo per assaporare (si fa per dire) le prime pastine.
Il
passato di verdura...ovvero verdure cotte, ricotte, stracotte e poi tritate. Un olocausto di verdura, in pratica. Oppure, il brodo di pollo. Ma sgrassato, però. Perchè non basta averlo bollito sedici ore... no, te lo filtrano anche. E te lo sgrassano. E lo condiscono, se sei fortunato, con pezzetti piccoli piccoli piccoli di pasta. Le Puntine.Gli Aghi. I Filini...che riuscirai pure ad accettare, non avendo ancora mai assaggiato i Filetti. Il che, presto o tardi, accadrà... Ed è un passo senza ritorno.

Cresci ancora. Si comincia a ragionare, perdìo. Spuntano dentini bianchi e cazzuti. Si tenta il primo approccio con la carne. Finalmente ciccia!
Come ti viene somministrata?
Cotta al punto che ormai è pressochè sfatta. Ti arriva in bocca come arriva in bocca il cibo ai cuccioli di gabbiano: in pratica, già digerito.

Tutto questo per dirti... prima di assaggiare qualcosa di crudo... passano giorni infiniti. E questo sai perchè?

Perchè devi avere le palle, per accettare il Crudo.

Devi essere forte, e corrazzato.
Il Crudo è una scelta di vita. E' impegnativo, è stancante, però è l'unica cosa vera che ci sia.
Se il pesce non è buono sai che si fa? Lo si stracuoce, così perde identita e chi se ne accorge?
La carne..quando è rossa, al sangue, quasi cruda, è perfetta. Se la cuoci, diventa dura.
E non c'è niente di meglio della pasta fatta in casa quando la rubi, cruda, dal tavolo da lavoro della nonna. E, comunque, anche cotta è meglio "al dente".

Crudo nella vita dev'essere una scelta.

Scegli crude le emozioni, e diffida di chi te le stracuoce. Di chi te le da omogeneizzate. Di chi te le allunga nel brodo, magari fatte a pezzettini.

Scegli crudi gli amici, che certi schiaffoni ti tengono in vita. Guai se non avrai nessuno a darteli nel momento giusto, perchè rischi di andartene. Da solo.
Scegliti crude le donne, che è meglio una cruda verità che dieci dolcissime bugie. Meglio sentirsi dire "Mi sento lontana da te" e dover masticare crudo, che sentirsi sfornare una sequela di Ti amo bolliti da una donna che ormai appartiene a un altro.

...Ma insomma mi hai capito?

Come dici?

..."GUH"'?

Solo Guh?

...bah, ti salvi che hai solo 8 mesi.

Cambiamo 'sto pannolino, và...



mercoledì 30 gennaio 2008

Parola di Cavaliere...



Eravamo così indaffarati a non far niente che è uscita fuori questa roba qua. Non è situabile in un preciso momento storico, nel caso ve lo stiate chiedendo. Ah, e non è neanche un cavallo quello...

lunedì 28 gennaio 2008

Jazz (racconto subconscio)

C’era una luce fioca giallo/verde

Spenta?

Fioca giallo, verde e giallo veloce mentre il mare lambiva i cadaveri rumorosi della spiaggia.

Splash

Così sottile che quasi non ci facevi caso nel buio tra le luci spente giallo verde verde

Giallo.

C’era una mezza bottiglia e un uomo volgare, inadatto a tener cristalli, col sorriso da

(pagliaccio)

Spaventapasseri, che mi metteva a disagio e mia madre(che da giovane era stata bella) teneva una sigaretta spenta in quasi tutte le foto chiuse nel cassetto sul quale mi arrampicavo da piccolo, per vedere come era stato il mondo prima di me

Uguale

Era come quello che conoscevo solo più ruvido e sbiadito, liquido nelle pellicole che facevo scorrere tra le mani.

Misolidia

C’era una tromba polverosa, appoggiata in un angolo, piccolo vaso luminoso morbido che qualche ospite occasionale teneva tra le mani e faceva

Rumore

Suonare debolmente, così che non rimasi mai pienamente soddisfatto. Luce di sabbia che riflette sulla pagina scricchiolante come le sue metalliche giunture, forse stanche di muoversi che chiudono il

Fluire

Risuonano di moneta i fumosi pensieri chiusi in foto ricordo per nulla.

M.P.

sabato 26 gennaio 2008

Second Literary Contest: Nick Stu

Twelve American Heroes


Part I
-The landing-

We got caught in the middle of a storm last night. The positioning system on board (a very expensive compass) went nuts and after twenty-thirty minutes of shaking we didn't even know where we were. The pilot was soon forced to try a crash landing. He begun to descend and screamed that he had seen a freeway to down the plane. Although, the landing hadn't been so smooth as he was hoping. In fact, he died beating his head on the cloche, and many others by bouncing and smashing on the floor. Not a nice end for them. We, the ones that were still alive, managed to get out of the plane. We reckoned no serious injuries between us. I mean, of course we were hurt and slashed all over, but no one got broken legs or things like that.
We were sent to Italy on a very important mission: to dethrone the local dictator. I don't think he actually stood on a throne, but we liked that thing of the dethroning. Just don't ruin the frescoes, said the President. Someone asked what the hell they were, so the president got angry and kicked us away rudely. General Kenneth explained that Italy was plenty of this paintings brushed right on the walls, and that the president was very fond of this crap. We broke out in laughs at this. However, we had got all our tasks written on a letter, that was somewhere on the plane. A detailed and programmatic document explaining where to go, who to meet... that letter got lost, or burned in the crash. Anyway, we weren't able to find it anymore. And the ones who had read it were dead, the general, the diplomats, everyone. The only officer left was commander Grant.
We gathered out of the plane. The commander was a bit drunken 'cause when we were being tossed around between wind and rain he found nothing better to do than drinking. He rose from his seat, swayed a little, focused his sight and grunted: «Where the hell are we? Italy?»
Private Stevenson answered: «We don't know sir, the pilot is dead»
«How comes that we don't know?» said the commander with exuberant voice. «How the hell in your fuckin' head...» he groped for a support, didn't find it and fell to the ground.
«Goddamn Stevenson!»
«Yes sir?»
«I've been shot»
«You just stumbled, sir»
«The hell...» he muttered while privates Brock and Russell helped him lifting.
«Stevenson! Weren't we supposed to have an Italian interpreter? Where is this chap?»
«Panucci? He's still comin' out from the plane»
«Bring me this Panucci, Brock»
Brock obeyed and headed for the plane-wreck. The last four men were being helped out of there. One of them was Panucci, our interpreter.
«I've got a thorn in my shoe Stevenson» grumbled the commander.
«I see sir. I think if you just take it off...» he was interrupted by Brock, that was back.
«This is him, sir»
«Who the hell you are?»
«Ehm... he is that Panucci sir» he was still dazzled «the interpreter»
«Oh, right. That one. Well, you tell us where we are»
Panucci looked puzzled. «I... sir? I don't think I can...»
«You're supposed to be a interpreter!» shouted back «You tell me you don't fuckin' know where we are and claim yourself an interpreter?»
«Ah-ah-actually sir... the only thing I can do is to translate...»
«That's what an interpreter does, sir» whispered Stevenson.
«That's what I wanted to say Stevenson!» replied the commander «I know what an interpreter does!» he seated «Of course you don't know where we are» he was trying to look sober. «Of course... let me think. The compass!» he raised his head. «Stevenson! What does the compass say?»
«It says... it points north, sir»
«Dammit! And that's all a compass can do?»
«Actually, yes sir. That's all it does»
«Crap...» He was pensive for a while «So you're Italian?» asked then to the interpreter.
«No sir. My father was. I studied the language at the military school. I practiced it at Little Italy, I learned to speak in the dialect of Naples there, sir, which is very different from Ital...»
«Ya, ya... spare me the story of your life, man. We need to locate ourselves now»
He got up and started to stroll in circle. That gave him some headache, so he went back to Stevenson. «I still got that thorn in my shoe, Stevenson» he said.
«Yes sir... as I said, you...»
«Look!» shouted Brock «Look there! There's someone!»
There was a figure walking slowly in the field, an old man proceeding with an uneven pace.
«He's probably a peasant. Let's go troop!»
The twelve of us approached the man and squatted threateningly before him. When he saw us, the old man stopped and remained staring.
«Ask him where are we» ordered the commander to Panucci.
He tried to focus. Then asked «Signore... dove siamo?»
«Ah?» said the old man. He was probably quite deaf.
«What?» asked the commander.
«He isn't understanding me» raised his voice «Dove siamo? Where are we? Do-ve sia-mo?»
The old men stared at the interpreter in a puzzled expression. The commander said to Panucci: «Ask him the name of the local dictator»
«What is it?»
«I don't remember, think it's something starting by F»
«It isn't F» said Russell from behind «It is starting by M»
«How d'you know that, Russell? You're that cultured?» He alone chuckled to what was to him a funny joke. Stevenson tried a forced smile, just to avoid unpleasing him.
«Don't remember. I heard that from the radio, I think, sir» answered Russell.
«Well, that's enough. Ask him»
Panucci turned to the old man and said very slowly: «Mister... come si chiama il vostro dittatore?»
«Ditta...» he seemed bewildered «dictador?»
«Yeah! That»
«What, Panucci? What's that?»
«Think it's kind of a dialect»
«So we're in Italy...»
«We are!» he turned again to the old man «Come si chiama? Dittador... Come si chiama?»
«Se llama Franco» said the old man, before flinging himself into a series of incomprehensible insults. I think he didn't like this Franco.
«See Russell? I was right. It's starting by F...» he took another shot of whiskey «Panucci... are you sure this is an Italian name?»
«It is sir. Twas my father's name»
«Well then... Crew!» he shouted «We landed in Italy!» There was a noisy scream of exultation, while the old man hobbled away muttering.
Our company of survivors was heading west. We found the way with the very expensive compass rescued from the wreck. How we managed to know we had to go that way? Initially we were simply guessing. Then we found another old man. This one was even worse than the other. Through a long and struggled series of questions we found out the Franco was settled in a place called Madrid. Someone asked if Madrid wasn't to be in Spain. He was told to shut up. «Madrid is that way? Let's go that way troop» said the commander with unhidden emphasis and a strange grin on his face that was probably due to his increasing booze.
We proceeded a long way with commander Grant on the head of the line. He went on drinking whiskey all the way. I was wondering how many bottles he was able to carry with him, and how could he be still alive and walking after the hell he had swallowed.
Through roads and beaten paths, across fields and swamps we walked on. We crawled in mud and filthy, we crossed rivers and mountains.
And the dawn was lighting the sky when we came in sight of it.
A magnificent city, all around protected by strong walls. An impenetrable fortress we had to enter.

Part II
-The finding-

«We owed it to our fellows lost in the crash!» started the commander «And we made it till here. We found the city that holds the tyrant. Our enemy...» he said pointing the finger «is in there! And we will dethrone him! for the sake of the stars that shine on our banner, and for the sake of the stripes that...» he sought the words in his feet «...that stripe on it! We will do it not for Italy, nor for freedom. We will now do it for revenge. We will vindicate our soldiers dead in the plane crash. We will enter there, and we will throw Franco out his own walls! Who's with me?» he raised his arm to the sky, but felt unbalanced and fell on his back. Brock and Stevenson went to help.
«What's the plan, sir?»
«What fuckin' plan you talkin' about?»
«Sir, we need a plan to enter the city...»
«Plan? Here's your plan, Stevenson! We face that way, and we start running like hell»
«Sir...»
«There's no ‘sir’, Stevenson» he paused «You go first»
Stevenson was thunderstruck for a moment, but soon he shut his mouth and nodded. He owed loyalty to his commander, even if he was a boozer. He felt inside he was born to do this, and he'd die if needed.
«Go, Stevenson. Go» said firmly the commander, and Stevenson looked at his fellows one by one, afraid of not seeing them anymore, then he turned around and with a violent war cry started running toward the gate.
«Sir... but... the door is closed» said cautiously Brock.
«Let's see what happens...» he took another swallow of whiskey and stood watching. Stevenson was running and shouting to the wind. He was screaming «America! America!» and soon he came in sight of the guards. And screaming for his country he was heard by one of that guards. «Es un delegato Americano!» shouted back one to the other that was to lift the gate.
And the door opened.
Stevenson stopped and stared at the opening gate, incredulous, and we were too. The commander was jumping in happiness, he had never thought that his plan would have worked. Now it had worked, he didn't understand how, but it had. So we started running too.
Stevenson was still gaping when we arrived, and a bunch of people were asking him to come in, and they asked us too when saw we wore the same uniform. I couldn't understand if they were crazy or what, to let the enemy in like a welcome friend.
Well, they let us in, and they gave us an interpreter. A better one, thought the commander. He welcomed us and said that soon the general would have received us in an official meeting. He apologized for the lack of ceremonies but, he said, no one ever told them we were coming.
«...a misunderstanding with our diplomats at the consulate, probably. Usually this thing are due to bureaucratic lags» he stopped in front of a door and said eagerly «Inside... there is the general...»
«Commander...» asked Stevenson «what are we gonna do now?»
«Wait, Stevenson... we wait»
They led us to a large chamber, filled with people; important people, it seemed. Some of them looked like politicians, others who wore uniforms had probably high military charges. They were gathered around a man who was probably the...
«...General Franco, our leader.» then turned to the general and saluted.
«It's him, commander, he's the dictator. You see his dictatorial eyes, don't you?» said Stevenson. The commander remained quiet.
Franco spoke and the interpreter echoed in English. «I am very pleased for your visit, but I fail to see the aim. I stated clearly that our country will not enter this conflict yet»
«But you already did enter the conflict, Bastard» muttered the commander with bated breath. He was heard only by his fellows. «You did and now you will pay for having joined the wrong side of it»
«What d'you wanna do, sir?» asked Stevenson in a whisper.
«Shoot him in the head...»
«Then they will kill us, sir»
«They will, indeed... but our names will be imprinted in history»
There was a flash in the eyes of private Stevenson. He once again was caught in a rush of patriotic emotions. He himself would have done it. For the stars, for the stripes, but above all he would have done it for revenge; for his fellows dead in the crash.
«Remember Stevenson,» said the commander «we were sent to do this» he paused «and now this we will do. Cost it our lives!»
Stevenson faced Franco with a sharp grin. The two met their eyes in a glance, then he flung his hands over the general.

And the rest is well known history...

venerdì 25 gennaio 2008

Air domina Commodore64


Come molti di voi IPodofili o IPoderasti sapranno, è prossima ventura l'uscita del nuovo cool toy di casa Jobs...il Macbook air...una roba fighissima che unisce l'essere fighi all'esser apple(quindi fighi due volte).

Qualcuno ha simpaticamente deciso di comparare due prodotti più o meno recenti, il Macbook Air, appunto ed il Commodore SX-64,vista la mancanza nel primo gingillo di cose come il lettore DVD, una porta ethernet o la batteria sostituibile...questo è il buffo risultato.

mercoledì 23 gennaio 2008

Così D. può divertirsi un altro pò...

OMBELICO


La musica allevia il rumore che c'è nella

mia testa, un sax ulula alla luna,

e c'è lei,

la sua voce mi culla.

Il rum sposta il bruciore che provo un po' più in basso, un po' più in giù,

e mi piace.

Penso.

L'alcool scende giù duro, e fa male

molto male. La musica entra piacevole,

leggera.

Questo mix di emozioni mi fa rabbrividire.

Accendo la tv, tolgo l'audio,

un vecchio film in bianco e nero mi fa compagnia,

un western, due si sfidano a duello.

Dentro duelli continui,

dolori, gioie, passioni, speranze, occasioni.

Penso.

L'alcool viene giù duro e fa male

molto male. La musica entra piacevole,

leggera.

Mi tolgo le scarpe, puzza di un'intera

giornata, di una vita.

Penso.

L'alcool viene giù duro, e fa male

molto male. La musica entra piacevole,

leggera.

Cerco dentro di me, me stesso,

nascosto nella parte più buia del mio

corpo. Lo cerco ma non lo trovo.

E morirò.

Di questo sono certo.

Un giorno tutte le mie facoltà mentali mi abbandoneranno.

Non sarà più idea, né pensiero.

Sarà il nulla e forse neanche quello.

Ma ora è tutto. Ora è tutto in me.

E mi sento vivo.

L'alcool viene giù duro, e fa male

molto male. La musica entra piacevole,

leggera.

E penso.

L'alcool viene giù duro, e fa male

molto male. La musica entra piacevole,

leggera.



sabato 19 gennaio 2008

Quando la realtà raggiunge la fantasia


Il buon Valefree ha ricevuto quest'immagine via e-mail dalla sua amata, e credo che si commenti da sola...

venerdì 18 gennaio 2008

Studente alla Sapienza, e mai più orgoglioso di esserlo

Alviano, 17 Gennaio 2008, ore 22:00 circa
Stamattina a Roma pioveva.
Dire che pioveva che dio la mandava non sarebbe poi tanto distante dalla realtà, credo, viste le terribili offese propugnate nei confronti del suo primo ministro in terra, il mai troppo onorevole Benedetto XVI, o Joseph Ratzinger, per dire pane al pane. Eviterò di porre una premessa ai fatti, visto che tutti avranno letto le (false, nella maggior parte) cronache dei giornali italiani, saltando sbrigativamente alle conclusioni e fregandomene altamente di riportare opinioni altrui, essendo in fondo un testimone oculare, quindi attendibilissimo (nella misura in cui si è disposti a credermi, ovvio).
Come studente della facoltà di lettere e filosofia dell’università La Sapienza sento di potermi definire tradito e disgustato; perfezionerei anzi la formula con un doppiamente tradito e disgustato; tradito prima di tutto dagli organi rettorali dell’ateneo, colpevoli ai miei occhi d’un odioso opportunismo, e in seconda battuta dai media che, durante i giorni del “vengo non vengo”, e dopo il successivo “non vengo” del Pastore tedesco non hanno fatto altro che coprire di insulti e diffamazioni il corpo studentesco di cui faccio parte e i professori firmatari della famigerata e orrida petizione anticlericale, in un rincorrersi di opinionismo scialbo ed ignorante.
Doppiamente disgustato perché nauseato fino a non poterne più della classe politica italiana, ancora una volta dimostratasi assolutamente priva di dignità e del benché minimo barlume di intelligenza (si offenda pure chi di dovere, non ho intenzione di redigere l’infinito elenco di politici a cui va il mio disprezzo più totale); e ancora nauseato dal comportamento della chiesa cattolica, la cui condotta in questa manciata di giorni renderebbe orgoglioso il fondatore della già citata Sapienza, Bonifacio VIII, papa che Dante mise nel suo inferno benché ancora in vita al momento della scrittura della Commedia. Non ho intenzione di approfondire né il discorso sui media, che già sapevo marionette neanche troppo dispendiose a comprarsi, né sulla classe politica italiana, che non giudico meritevole neanche di un po’ della batteria del mio laptop, limitandomi ad una peraltro breve riflessione sul match università vs Joseph Ratzinger.
Prima di tutto, una doverosa domanda: il vaticano avrebbe fatto pronunciare l’omelia della messa di Natale ad un genetista? Facile rispondere, Vero? E allora perché un rappresentante (IL rappresentante) del clero dovrebbe tenere una lectio magistralis (poi abilmente camuffata da semplice intervento) nel giorno della celebrazione del sapere laico e indipendente? Quanta parte del popolo italiano è a conoscenza del fatto che questa mattina le centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa avevano ricevuto ordine di non far entrare non-studenti e collettivi, lasciando invece il via libera alle organizzazioni vicine al pontefice (esibitesi poi nell’elegante sfilata dei bavagli), eliminando alla radice qualsiasi possibilità di contestazione (costituzionalmente legittima)?
Antidemocratico è chi rifiuta il confronto , e non posso far altro che lodare l’abilità politica di Benedetto XVI, che è riuscito a mostrarsi agli occhi dell’Italia più miserabile di un detenuto di Guantanamo, quando meriterebbe solo l’unanime disprezzo per aver rifiutato un confronto che sarebbe semplicemente stato destinato a data più consona.
Gli studenti hanno manifestato pacificamente. I politici hanno strisciato. I professori (molti di più di quelli che avete letto sui giornali) hanno semplicemente fatto il loro dovere di seri studiosi.
Sono orgoglioso di studiare alla Sapienza.
Mi vergogno di essere Italiano.
M. P.
Laureando in Letterature europee moderne

sabato 12 gennaio 2008

Second Literary Contest: M.P.

La vita è un cornicione e io sto per buttarmi

Cronaca Veritiera di una notte surreale

Tirò un respiro, uscì dalla palude d’incertezze in cui si era incagliato e si issò sul cornicione.

Il freddo era pungente, una spina dolorosa che gli graffiava il viso e le mani, ma cercò di ignorarlo, per quanto possibile. Guardò di sotto: le luci della strada sembravano lontane e offuscate, fioche fioche attraverso il sottile sudario di neve che si poggiava sulla città, un velo diafano che un pennello sapiente aveva apposto come tocco finale ad un notturno niente male, di quelli che vale la pena fermarsi a guardare, anche solo per un’occhiata veloce.

Chiuse gli occhi e si preparò all’ultimo, spettacolare tuffo, quando sentì uno strattone sul fondo dei calzoni. Chiedo, scusa, potrebbe farsi in là? Dovrei buttarmi anch’io. Rimase per un attimo senza parole, Oppure si sbrighi, và, non è che voglio metterle fretta, e che sennò mi passa la voglia, Ma scusi, non le sembra un po’ maleducato? Assolutamente no, questo è un paese libero, e lei sta privandomi della possibilità di suicidarmi, perciò è un oppressore, a modo suo, scusi, sa…

L’uomo si sporse dalla finestra e, con poche agili mosse, si sedette sul cornicione, giusto a fianco dell’aspirante suicida (a rigor di logica lo erano entrambi, ma voglio che questo titolo appartenga al primo, anche solo per la sua tempestività) Beh, non si butta? Chiese docilmente, accendendosi una sigaretta, Come faccio con lei che mi guarda? Ho bisogno di concentrazione, Non sia timido, suicidarsi è un atto programmatico, non crede? Poche, semplici mosse sequenziali ed è fatta, perciò si spicci, se può, che mi sto congelando, Il freddo dovrebbe essere l’ultimo dei suoi problemi, ora come ora, Si, ma non voglio che il mio cadavere abbia il moccio al naso, voglio una morte decorosa, per quanto possibile.

L’aspirante suicida si sedette sul cornicione, a fianco del secondo aspirante suicida (alla fine ho concesso questo titolo anche al secondo personaggio, evitando così una fastidiosa gerarchia protagonistica). Avrebbe una sigaretta? Certo, ma badi, questa roba è veleno, Suppongo sia inutile farle notare le contraddizioni di questa affermazione, Quali contraddizioni? Il fumo uccide, è scritto anche sui pacchetti, mica me lo sto inventando, Lasci perdere. Fatte due boccate, l’aspirante suicida si rese conto di non aver lasciato nemmeno una lettera d’addio, e ci rimase male; in fondo, qualcosa in questo triste mondo voleva pur lasciarla, andarsene così non era bello, gli unici che avrebbero parlato di lui sarebbero stati i poliziotti incaricati di scrostare il suo sangue dall’asfalto, e sicuramente non ne avrebbero parlato bene... E non voleva certo che il suo nome fosse pronunciato per l’ultima volta su questa terra accoppiato ad una bestemmia, non sarebbe stato certo un epitaffio da ricordarsi. L’altro futuro cadavere gettò la sigaretta nel vuoto, Ci ha ripensato? Chiese. Stavo pensando che qualcuno dovrà fare gli straordinari per pulire i miei resti, domattina, Non se ne faccia un cruccio, magari passerà un netturbino con quelle macchine con le spazzole e la cosa si sistemerà in un attimo, Magari si, Vede? Non ha senso starsi a preoccupare, allora, si butta? Perché non si butta prima lei e mi fa vedere come si fa? Non posso, Non può? La gente che passa davanti nelle file è estremamente maleducata, Le cedo volentieri il mio posto, Non si preoccupi, tanto non devo andare da nessuna parte.

Scese ancora il silenzio, e faceva freddo. D’un tratto il primo suicida chiese all’altro: Ma lei perché si butta? Io? Mi butto per vendetta, Non la seguo, Mi vendico di questo schifo di mondo privandolo della mia persona, non le pare una buona motivazione? Ottima, Vede? Del resto, anche lei lo fa per lo stesso motivo, un suicida non inscena altro che uno sciopero bianco, incrociando le braccia, se così si può dire, e turandosi le orecchie, sordo ad ogni tipo d’obiezione. Lo sa che ha detto una cosa intelligente? La ringrazio, è il mio lavoro, Cosa fa? L’Involontario Salvatore di Esistenze, Come, scusi? Mi trovo a salvare delle vite senza volerlo...sa, da un paio d’anni a questa parte il mio odio verso la vita ha una sorta di ritorno ciclico: ogni manciata di giorni sento il bisogno di farla finita, Mi dispiace, Non si dispiaccia, il fatto è che, per uno strano scherzo del destino, ogni volta che mi affaccio su di un cornicione trovo sempre qualcuno che sta per buttarsi, e in quel momento (spinto soprattutto dal nervosismo per l’imminente spiaccicamento) comincio dei dialoghi che si concludono immancabilmente con l’aspirante suicida che rientra in casa dalla finestra, lasciandomi solo sul cornicione, completamente svuotato del desiderio di tuffarmi e un po’ inorgoglito per aver salvato una vita, Perdoni l’indelicatezza, ma quante volte ha tentato di buttarsi? Circa duecento, Caspita, ha praticamente ripopolato un piccolo villaggio, Già, e nessuno che ti ringrazi.

Si accesero altre sigarette e parlarono fino all’alba, quando L’Involontario Salvatore di Esistenze se ne andò, alla ricerca di un bar aperto, per brindare con caffè alla duecentodecima vittoria sulla morte e sconfitta dalla vita.

M.P.