giovedì 3 luglio 2008
But why...
Da questo apparentemente irrisolvibile ed affascinante interrogativo nasce, a mio parere, un paradosso che è sicuramente non meno significativo di quello del gatto di Schrodinger(non ho voglia di cercare la "o" con l'umlaut). Dopo un lungo periodo di sperimentazioni e lavoro di campo sono infatti giunto alla conclusione che sia praticamente impossibile constatare se una persona anziana(che in questa sede, per semplificare, annoteremo con la sigla "vecchio" ossia Very Elderly, Creeping Ciononostante Heathen Inquisitive One)continui o meno a fissarci al nostro passaggio, una volta usciti dalla di costei visuale.
Le mie sperimentazioni, tuttavia, mi hanno permesso di formulare un modello, realisticamente attendibile, secondo cui, nel caso in cui noi ci si giri a guatare l'attempato scrutatore, costui, nella quasi totalità dei casi, ci osserva con aria di disapprovazione e ribrezzo oltre ad una puntina di incredulità nei nostri confronti, quasi a voler dire"ma do' cazzo vai?"(o espressioni equivalenti nei diversi vernacoli in cui l'eterogeneità dei soggetti si esprime). L'attento et razionale lettore non si asterrà dal valutare incredibili i risultati di questa mia ricerca.
Sarebbe quindi apparentemente impossibile definire le attitudini comportamentali dei V.E.C.C.H.I.O.s, dopo essere passati al loro cospetto, per le vie del mondo.
Una strada risolutiva apparentemente percorribile potrebbe essere quella di aggiungere una terza variabile alla nostra equazione, vale a dire un secondo ossevatore che possa testimoniare il comportamento e le attitudini di un V.E.C.C.H.I.O.. Ma anche in questo caso, come mi sono già premurato di sperimentare, si incappa comunque in un vicolo cieco. Si possono intraprendere due sentieri i quali ci porteranno a questa conclusione fallimentare, entrambi lastricati di aristotelismo:
Caso A: L'osservatore esterno è un giovine. Codesta tipologia potrebbe dimostrarsi un valido appoggio. Tuttavia, proprio il suo essere valido, ossia giovane, lo rende inadatto al compito, in quanto andrebbe a falsare la veridicità dell'esperimento. Difatti, nel momento in cui un osservatore giovane osserva un V.E.C.C.H.I.O., quest'ultimo sposta immediatamente il suo (peraltro limitato)campo visivo sul nuovo osservatore. Nel momento in cui si decidesse, infine, di osservare contemporaneamente lo stesso soggetto V.E.C.C.H.I.O. in più di un giovine, verrebbero a mancare le premesse fondamentali per la bontà dell'esperimento antropologico: il V.E.C.C.H.I.O, non sentendosi più a suo agio e nel suo habitat naturale, volerebbe via.
Caso Jenny: L'osservatore esterno è un V.E.C.C.H.I.O.. Dato che, parafrasando il teorema Padoa-Schioppa, il mondo si divide in vecchi e bamboccioni, l'unica alternativa possibile è investire del compito di osservatore esterno un V.E.C.C.H.I.O.. Come lo scaltro lettore avrà già intuito, tuttavia, questa tipologia non può assolutamente prestarsi a tale compito, in quanto soggetto stesso della sperimentazione e portatore sano di tutti i limiti attitudinali, cozzanti contro l'ipotesi stessa.
note: La sperimentazione del caso Jenny si è rivelata quantomeno frustrante, sia per la difficoltà nel reperire un soggetto V.E.C.C.H.I.O. ma collaborativo(che indicheremmo con la sigla V.E.C.C.C.H.I.O.) che per la frustrazione conseguente lo svolgimento dell'esperimento stesso, frustrazione che ha spinto chi scrive ad adoperarsi in questo missio scientifica nel vano tentativo di trovare una soluzione a questo inquietante dilemma.
martedì 6 maggio 2008
Intermezzo
Il concetto che vorrei esprimere non è legato all'assoluta insensatezza della vicenda; non perchè non sia legittimo e necessario riflettere su questo aspetto: morire pestati da un branco di coglioni...beh..non lo auguro a nessuno. Immagino, inoltre, cosa possa voler dire per i genitori perdere un figlio così. O forse no, non posso realmente immaginarlo, altrimenti non sarei qui a scrivere sulla mia bella sedia.
Ciò su cui volevo riflettere è il fenomeno violenza-criminalità-legalità. Questo trittico nucleare esageratamente polarizzato, negli ultimi anni, verso l'atomo V(iolenza). Il problema, credo, include in sè una gamma piutosto ampia di problematiche: nel nostro caso, i cinque provengono da famiglie borghesi, infoltiscono le file degli ultras della loro città e non si bardano con simboli nazisti, né appiccicano adesivi o toppe sui loro zainetti.
Questo post non vuole essere uno strumento dialettico, non voglio dare particolare risalto alla mia opinione. Non ho badato molto alla forma e non sono nemmeno andato a ricercare particolari strategie espressive.
Ma ditemi una cosa: cosa dovrebbe fare per giustificare un atto del genere un governo che ha tra le sue fila gente che apoggia azioni del genere?(intendo il governo Berlusconi, non si sa mai)
Questo era uno sfogo. Scusatemi; credo tuttavia che un problema così profondo riassuma in sè una serie di profonde mortificazioni per la coscienza del cittadino. Sociali, culturali e morali. Vorrei avere risposte.
sabato 23 febbraio 2008
Madovecavolosietefiniti??
Ci scusiamo con tutti loro, ma purtroppo la totalità dei redattori del cabo sono studenti universitari...e come qualcuno di voi saprà questo è un periodaccio per noialtri, che passiamo da esame ad esame attraverso nottate in bianco innaffiate di caffè forte, momenti di crisi interiore vagamente socratici (so di non sapere), patetiche crisi di pianto e maldestri tentativi di suicidio. Promettiamo solennemente, dall'alto della malsicura sedia che facciamo dondolare nella speranza di rimanere impiccati alla tenda della doccia, che finita la sessione invernale (detta anche "il lungo inverno", "generale inverno", "punto di non ritorno" etc.) torneremo a riempire i vuoti lasciati di recente. Grazie per la pazienza...e augurateci in bocca al lupo, per piacere, che ne abbiamo tutti un disperato bisogno....
lunedì 15 ottobre 2007
Michael Clayton e la ricerca della conoscenza
C’è un accordo di settima minore che mi sussurra all’orecchio mentre batto sulla tastiera. Non faccio mica per dire, è che qualcuno suona, ora, indifferente alle parole cui dò forma sullo schermo.
Sono stato al cinema ieri sera, davano Michael Clayton: la pellicola mi si srotolava davanti agli occhi e io stavo lì, storto su di una poltrona troppo piccola, con poco spazio per le gambe.
Proprio quando la mia ammirazione per una denuncia così forte e velata insieme era al suo zenit la ragazza accanto a me ha cominciato a russare e contemporaneamente un tizio, seduto dietro, ha dichiarato di non aver afferrato un’acca, sinora. Evidentemente le mie capacità critiche non valgono la suddetta acca, oppure mi sono capitati due vicini digiuni di buon cinema, probabilmente un po’ dell’uno e un po’ dell’altro (ecco qua, ottimo esempio di bipolarismo e contraddittorio, visto che se ne parla di questi tempi).
Ora, disgraziatamente, non posso fare a meno di pormi una domanda molesta e noiosamente retorica, ovvero: quanti degli spettatori di stasera hanno infilato il cappotto trasformati in percipienti? (parolaccia difficile e in disuso, ma mi piace perché assomiglia a “recipienti”, che è un’ottima metafora per quello che dovrebbe essere il nostro atteggiamento di fronte ad un’opera d’impegno, di qualsiasi natura essa sia).
In fondo mi piace pensare che sia la ragazza dal sonno pesante che il tizio cui è sfuggito l’intreccio porteranno a casa qualcosa, perché un film non finisce ai titoli di coda come un libro non si chiude mai veramente all’ultima pagina, ma continua a sfogliare dentro di noi, chiedendoci un parere o volendo solo fare due chiacchiere; ci tirano la manica come un bimbo annoiato, chiedendoci un po’ d’attenzione, andando a comporre un puzzle di consapevolezza che tutti stiamo costruendo pezzo per pezzo, anche sapendo che difficilmente riusciremo a posizionare l’ultimo tassello, perduto o introvabile che sia.
A presto,
lunedì 3 settembre 2007
Eccoci qui
Eccoci qui.
Il punto della situazione è tragico; il bravo Alessandro Baricco, in un suo tentativo: di pensare: scrivendo, riassumeva la cosa in questi termini: i Barbari stanno arrivando.
A mio vedere sono già arrivati.
Anzi, sono esattamente alle nostre spalle, pronti a tagliarci la gola.
A rischio di sembrare un rompiscatole, citerò qui un exemplum letterario di portata epocale, dal quale ho tratto molta dell’ispirazione per questo editoriale: il Decameron.
Aspettate un momento, prima di tirare verdure e abbandonare la sala.
In quel libro meraviglioso Boccaccio frapponeva tra il lettore e il cuore della narrazione un “orrido cominciamento”, giustificandosi con l’idea che così la lettura seguente sarebbe risultata ancora più piacevole.
Qual è il nostro orrido cominciamento?
Evitando di dilungarmi in descrizioni dettagliate della nostra società (che sarebbero goffe e spiacevoli, mancando a me l’abilità del certaldese), vi invito semplicemente a guardarvi intorno, guardarvi intorno e scorgere qualche segno di salvezza, che so: la luce del faro, la tromba che annuncia la carica della cavalleria.
Nulla?
Perfetto, il nostro cominciamento è veramente orrido, allora.
Giovanni permettendo (spero che non me ne vorrà), continuerei a pescare a piene mani dal suo capolavoro.
Che si fa, quando la nave affonda?
Ognuno per se e Dio con tutti, si sente in qualche vecchio film d’ambientazione marinaresca, amplificando l’egoismo insito nel più classico: Si salvi chi può!
Mettersi in salvo è d’obbligo, ma, da soli, cosa si combina? Nulla o poco o nulla, il mare (o Barbari o Peste) ci incalza da tutte le parti, annegandoci senza pietà.
E allora, che si fa?
Si scappa, ovvio, ma tutti insieme.
E allora, sulla scia della nobile brigata boccaccesca noi del "Cabo" ci siamo cercati il nostro locus amoenus, libero dalle ingerenze sociali, un bel “palagio” virtuale, dove parlare di tutto senza esserne infettati, privo di censure e libero da influssi “malefici” (mi sembra un buon aggettivo, vogliate scusarne l’ingenuità).
Beh, la nostra onesta brigata l’abbiamo costituita, le nostre regole ce le siamo date (poche, ma buone, che l’ordine è necessario, ma quando è troppo rompe), non ci resta che invitarvi nel nostro giardino, sperando nella vostra buona volontà e nella nostre (senza dubbio limitate) capacità.
Vi auguro un piacevole soggiorno.
M.P.