sabato 24 novembre 2007

Four words literary contest

Salve a tutti voi, evanescenti lettori del Cabo.
Vi si presenta ora un esperimento partorito dalla mente di quattro di noi, e più precisamente il "gioco delle quattro parole", pomposamente rinominato "Four word literary contest". In cosa consiste? Semplice: si prendono quattro individui con velleità letterarie e gli si fa scegliere una parola ciascuno; le quattro parole risultanti dovranno essere inserite in un breve racconto che verrà poi pubblicato su questi lidi informatici di pubblico dominio. Le parole scelte dai partecipanti di questa prima prova sono:
Software
Macchina da scrivere
(o per scrivere)
Respiro
Crackers
Attenzione, però, le quattro parole dovranno essere funzionali al racconto, non semplici controfigure, cosa che rende il tentativo un po' più stuzzicante.
Non sicuri del successo di quest'iniziativa, abbiamo preferito provare in pochi, una specie di test, sperando che la cosa vi interessi e vi spinga a chiederci dell'altro, magari un "five" o "seven words", che sarebbe sicuramente più intrigante.
Le cavie prescelte rispondono ai nomi di M.P., Half-Lung, Nick Stu e Tinker Bell e i loro racconti vi saranno presentati un giorno alla volta,a cominciare da quello di M.P. (ovvero del sottoscritto, scelta non di comodo, mi hanno persuaso con dolci parole).
Allora, godetevi queste quattro perle (?) e scrivete, scrivete, scrivete ciò che ve ne è parso.
A presto,
M.P.

Malinconia

Immaginate di vederlo da lontano.
Un'ombra in lontananza.
Giacca con il bavero alzato per coprirsi.
I pochi capelli sparsi al vento.
Immaginatelo là, sopra a quella scogliera.
Lo vedete?
Guarda il mare.
Immaginate stia pensando alla vita.
Guarda il mare.
Immaginate di avvicinarvi.
Blu, il cappotto è blu.
Se ne sta con le mani in tasca.
Fa freddo, ma la vista è così bella che vale la pena patire un pò.
Immaginate di camminare verso di lui.
Sta pensando alla vita, ricordate?
Arrivate fino ad invadere il suo spazio.
La sua intimità.
Fino a toccarlo.
Una ruga gli solca la guancia.
Sembra il percorso di una lacrima.
Con le mani in tasca pensa alla vita.
Guarda il mare.
Immaginate di potervi mettere accanto a lui.
E poi di fronte. A guardarlo.
Immaginate il sorriso delle sue labbra.
Illuminato.
Risparmiato dal vento.
Immaginate quel sorriso carico di malinconia.
E fissatelo negli occhi.
Fissatelo, se ne avete il coraggio.

mercoledì 14 novembre 2007

E di nuovo benvenuti

Come va? Noi benissimo, grazie, perché abbiamo una nuova carta nella nostra mano: si è infatti aggiunto alla più che notevole redazione del Cabo K.M., cantore di strada di cui potete godervi il bel blues qui sotto, come una specie di anteprima dei suoi lavori futuri, che sono certo non mancheranno di piacervi.
E' tutto. Fino alla prossima, godetevi la vita e siate felici...e lasciateci qualche commento, pliz, che qui si lavora solo e solamente per voi lettori, nella speranza di accendervi qualcosa dentro con le nostre scritture.
A presto,
M.P.

martedì 13 novembre 2007

Baby

Un tubo di ottone,
mani grondanti di Blues,
l'indice piatto sul manico e l'anulare in bilico tra le dita.
L'equazione è facile:
Uno...quattro...cinque
scivolare continuare a scivolare.
Un missisipi nero di malinconia corre tra campi bianchi di cotone

-labbra cotte dal sole piangono strani frutti-
Pause nere e ritmi tagliati.
Blues per le gonne che si alzano sotto i portici,
Blues per i latrati di un cane,
Blues per le acque stagnanti.
Armonici......
Prego abbassare il volume in uscita.


K.M.

martedì 6 novembre 2007

Forse

Qualche giorno fa ho fondato (si dice fondato?) un movimento artistico. Ne vado molto orgoglioso, quindi ho deciso di condividerlo con gli altri. Non sapendo però scrivere un manifesto, ho deciso di scrivere un manifesto, rendendo così manifesto il fatto che io non sappia scrivere un manifesto.
Un manifesto si articola sicuramente nei seguenti punti: che sono esattamente questi (:) due punti. Quali poi siano questi due punti, che ne so? ma poi chi se ne frega?

-Manifesto del Degeneratismo-
Il secolo delle rivoluzioni è finito da un pezzo. Non è neanche iniziato si può dire. Ma se guardiamo un po' più da vicino.
I punti fondamentali del Degeneratismo sono due: degenerare.
Come al solito, due punti, più degenerare fanno tre. Questo è Degeneratismo.

Bisogna degenerare, dissero
Bisogna degenerare, per dio (o Dio per i monoteisti), dissero con maggiore enfasi
Bisogna iniziare bene, poi degenerare. Ma questa è una traccia e non una regola. Qui degeneriamo, per le regole rivolgetevi altrove...

Perdere il proprio stile è il primo passo da compiere. Chiunque abbia uno stile non è degeneratista. Uscite dagli schemi, ma non fatelo in modo banale. Magari fatevi arrestare se serve.

Il Degeneratismo è un movimento artistico nato nel novembre del 2007, ma che dura poco.

Se volete aderire contattatemi (msn: nickstu@hotmail.it).

Addio ad Enzo Biagi

E' morto colui che probabilmente può essere indicato come miglior giornalista italiano del secolo.

Gradirei commenti da tutti voi.

lunedì 5 novembre 2007

Un'isola felice...


Oggi vorrei proporvi un sito.
E non dico altro, rischierei di darvi troppe informazioni, invece voglio lasciare a voi la curiosità di visitarlo. Vi lascio però un indizio (sono troppo buono)... Va bene va bene ve lo dico non ce la faccio a trattenermi...
Si tratta di un vignettista, si fa chiamare Rododentro, ma non so quale effettivamente sia il suo nome, forse Filippo, comunque questo è il suo sito/blog http://rododentro.blogspot.com/index.html.
La vignetta postata è tratta da questo sito ed è dunque un suo lavoro. Addio.

sabato 3 novembre 2007

Il fascino (in)Discreto della cinematografia

Salve a tutti i lettori del Cabo.
Incredibile ma vero, troviamo ancora dei folli disposti a pubblicare da free lance sul nostro giornaletto telematico, quindi ecco a voi un ottimo articolo del buon Mell (gli pseudonimi sono la norma, su cquesti lidi), studioso di cinema e feroce critico dell'appena conclusasi Festa Internazionale del Cinema di Roma. Evito qualsiasi giudizio, lasciando a voi i commenti.
A presto,
M.P.


18-27 Ottobre 2007:

FESTA INTERNAZIONALE DEL TAPPETO ROSSO DI ROMA


Caro signore Organizzatore della Festa Internazionale del Cinema di Roma, che ha parlato tanto bene e tanto a lungo nelle Università della città al fine di coinvolgere il maggior numero possibile di studenti, che ha introdotto riduzioni (del 10 %, ovvero 6,30 invece di 7 euro) per i giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anni, che ha dotato la città di servizi di trasporto pubblico per agevolare il raggiungimento dell'Auditorium (posto in una zona lontana dalla Roma universitaria), che ha invitato Bertolucci a tenere una lezione sul cinema, che ha convinto Malick a conferire riguardo all'illustre cinema italiano attualmente in crisi, che è riuscito a raccogliere intellettuali del calibro di Enrico Ghezzi e Franco Battiato in un incontro solo alla modica cifra di 5 euro...

Non si è accorto delle numerose code inutili agli sportelli delle biglietterie?
Non si è accorto del gap tra domanda e disponibilità dei posti o ancora dello squilibrio tra posti disponibili e posti assegnati agli accreditati?
Non si è accorto delle numerose chiamate infruttuose al centralino della biglietteria telefonica e, soprattutto, non si è accorto che il numero di questo servizio è un 199 e per tanto a pagamento (e salatissimo per giunta)?
Non si è accorto che anche i film in arabo con sottotitoli in aramaico stretto risultavano "tutto esaurito" già qualche giorno prima della proiezione e che la sala della Casa del Cinema, dove si proiettavano film classici italiani gratuitamente, riusciva ad accogliere solo un terzo delle persone in coda?
Ma soprattutto, non si è accorto che i giovani sono risultati in realtà tagliati fuori da questo illustre Festival cinematopolitico?
Lo studente fuori-sede medio abita nel migliore dei casi a San Lorenzo o in Piazza Bologna (o altrimenti, più di frequente, sulla Casilina, sulla Prenestina, a Montesacro o a Roma Sud), non è dotato di un mezzo di locomozione, ha a disposizione un budget molto limitato ed è, di norma, impegnato per i corsi universitari dalle 9 di mattina alle 6 di pomeriggio.
Ora, dando uno sguardo al programma, individuando attentamente orario e luogo degli eventi e delle mostre, aggiungendo poi l'esigenza di prenotare almeno una settimana prima ed unendo infine il fatto che il programma è distribuito esclusivamente all'Auditorium Parco della Musica di via De Coubertin (o in maniera disorganica, inizialmente, su internet), risponda ad una semplice domanda: come può uno studente partecipare agli eventi del festival?
Si sarebbe potuto ovviare ai seguenti disagi in maniera molto semplice creando una collaborazione con le università romane, o almeno con quelle dotate di corsi di laurea riguardanti strettamente il campo cinematografico, si sarebbe potuto creare un circuito parallelo al mainstream con spazio ai giovani (simile al vostro concorso di cortometraggi, ma organizzato e pubblicizzato in maniera più efficace e seria) che, casomai, toccasse più parti di Roma con proiezioni pubbliche in diverse piazze della città. Sarebbe stato opportuno fare in modo che in tutta la città si respirasse l'aria della festa del cinema e non solo all'interno dell'Auditorium da coloro i quali vestivano elegantemente il cartoncino "pass" come fosse un orologio da tasca di platino. Sarebbe stato molto facile prevenire le pecche evidentissime del Festival, ma non è stato fatto niente, svelando così il disinteresse verso il giovani celato dietro la facciata dell'impegno e della promozione sociale.
"I giovani sono apatici e prevenuti contestatori del potere" - si potrebbe sentire dall'alto della terrazza del Pincio - non è assolutamente vero (nella maggioranza dei casi): basta promuovere eventi validi, spendere i soldi dei contribuenti in modo giusto ed evitare prese in giro per smuovere le corde assopite dell'approvazione e della partecipazione non polemica giovanile.
Sarebbe bastato badare meno alla forma e più ai contenuti, meno all'apparenza e più alla pratica... ma del resto la politica italiana è così, si sa, e non è facile cambiare qualcosa che si è radicato nell'essenza... si dovrebbe però evitare il contagio... ci vorrebbe una quarantena...
Ora signore Organizzatore della Festa Internazionale del Cinema di Roma sia sincero, sia onesto. Come è riuscito ad organizzare così male un festival che si presentava nel migliore dei modi (Ottimo il programma, ottime le mostre, ottimo l'ambiente, ottimi gli intenti)?
Forse fa parte anche lei della cospirazione che mira a fare del cinema un evento extra-artistico costituito da un allegro tappeto rosso con intorno qualche flash!


Mell



NB : L'esclusione dagli eventi di punta del festival mi hanno provocato una demenza temporanea della quale sono tutt'ora affetto, per cui non badate troppo alle mie parole.
Se tra i "pariolini", "pottini", "chiattili" o giornalisti, fotografi presenti agli incontri qualcuno avesse filmato qualche spezzone, vi sarei grato se metteste a disposizione un po’ di materiale su internet.

giovedì 1 novembre 2007

Requiescat in pacem

Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per piangere la morte della nostra esimia concittadina: La Repubblica. Tutti noi la conoscevamo, chi solo di vista, chi più profondamente; chi la frequentava per far bella figura e chi solo per avere il libro in allegato.
Chiedo scusa se il mio parlare è stato finora ambiguo, ma il cadavere che seppelliamo oggi non è quello marcio, corrotto, putrescente e disgustoso della Repubblica Italiana, bensì il corpicino cartaceo della Repubblica, quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e diretto da Ezio Mauro. Quanti di voi sono cresciuti sfogliandolo? Io si, e sono sinceramente addolorato.
Perché? Chi avesse letto la Repubblica di recente si sarà accorto che quello che era uno dei pochi (forse l’unico insieme all’immortale Corriere della sera) quotidiani italiani non asserviti alle logiche di partito, è ultimamente scaduto a mezzo di propaganda del nascente partito democratico (almeno nelle pagine di politica interna). Evitando le polemiche sul minestrone democristiano-socialdemocratico che tentano di propinarci come nuova ventata nella politica italiana, voglio solamente constatare come sia ormai impossibile fruire di un’informazione indipendente ed oggettiva nel panorama giornalistico del bel paese, rammaricandomi per i miseri meccanismi del potere, che infiltrano i loro tentacoli viscidi in ogni pertugio rimasto libero dalla contaminazione cui si sta assistendo. Inoltre, l’impaginazione e la grafica della Repubblica erano originali e accattivanti, e mi dispiace ancora di più perché mi vedo costretto a scambiarle per quelle più asettiche e classiciste del Corriere. La grande cultura, e con lei l’intellettuale moderno ( o presunto tale), producono al meglio quando avversano i poteri precostituiti, non quando vi si sottomettono docilmente, scendendo a patti in cambio di visibilità, denaro, o qualsivoglia privilegio. Beh, è tutto, se il quotidiano in questione è troppo radicato nel vostro immaginario, vi consiglio di acquistarlo ugualmente, e lasciare all’edicolante tutte le pagine all’infuori della rubrica culturale, quella si, la migliore sul panorama italiano.

A presto.

M.P.