martedì 23 ottobre 2007
SALVE!
lunedì 22 ottobre 2007
nuovi orizzonti di conoscenza
oggi vado a proporvi,anzi, vorrei richiedere un vostro giudizio su una nuova forma di apprendimento proposta dalla mia università(l'ateneo di Firenze,per quei pochi che non lo sapessero[non che la mia celebrità superi i limiti dell'iperuranio,ma semplicemente perchè i frequentatori del blog mi conoscono"precisazione obligatoria"nda] che risponde al nome di Moodle, ed è un abbozzo di e-learning proposto dall'università italiana.
Molto probabilmente i miei colleghi delle varie università, in particolar modo della Sapienza di Roma(come ho già saputo), avranno già avuto modo di fare esperienza di questa piattaforma. Per quanto riguarda la mia personale esperienza sto seguendo un corso denominato "Language and Cinema",afferente al programma del terzo anno del curriculum di Lingue e Letterature straniere, tenuto dal Prof. Edward Tosques. Putroppo non si può accedere alla pagina del corso nemmeno come guest ma se volete una sommmaria descrizione dei contenuti del corso date un'occhiata qui.
In cosa consiste questo corso? Il topos è,appunto lo studio dell'utilizzo del linguaggio nel cinema, attraverso l'analisi della produzione cinematografica ispirata dal romanzo di Mary Shelley Frankenstein,or the modern Prometheus. La lectio ex cathedra è fondamentalmente canonica, anche se siamo solo alla terza lezione. Il professore cammina per l'aula gorgogliando in maniera eccitata quanto previsto dal menu du jour(il corso, va detto, è molto stimolante;vengono illustrati numerosi rimandi di natura filosofica, volti ad individuare le altrettanto numerose sfumature filosofiche presenti nell'opera, pilastri fondamentali della vita stessa dell'autrice). Seguiranno, nelle successive lezioni, proiezioni dei film di cui sopra.
La onlineeità del corso(mi prendo il privilegio di non usare le virgolette, dato che l'Accademia della Crusca mi ha dato l'okkei per inserire il termine nel Garzanti)consiste praticamente nello svolgimento dei "compitucci a casa",= fornire dei feedback inerenti alle lezioni, con l'obbligo di usaer internet come mezzo di risorsa. Questo, a mio avviso è dimostrazione di un certo grado di maturazione sotto due punti di vista:primo, si riconosce l'ormai innegabile importanza della rete come strumento di informazione; secondo,si responsabilizza lo studente nell'uso di questo strumento:il professore, difatti, nel caso in cui la vulpecula scolastica tenti di scopiazzare et incollare semplicemente da Wikipedia o da qualsiasi altra fonte(le quali vanno ovviamente citate) lo sgama, provvedendo poi alla successiva ed automatica operazione di inculamento dello studente in questione.
Per quanto si sia ancora lontani da un completo uso delle potenzialità dell'informatica, a mio avviso questo tentativo può costituire un prodromo di una possibile, probabile e successiva evoluzione. E la cosa è figa, oltre che comoda.
Gradirei ricevere osservazioni o anche personali esperienze sull'argomento dai sempre meno sparuti visitatori di questo nostro tempio della mela.
Bernardo
sabato 20 ottobre 2007
Poesia conto terzi
Di seguito troverete una poesia che mi è stata passata affinchè la pubblicassi (ora addirittura ce lo chiedono, non dobbiamo implorarli).
spero vi piacerà come è piaciuta a me. L'autore è voluto rimanere assolutamente anonimo, permettendomi solo di mettere le sue iniziali (piccolo vezzo che, evidentemente, condividiamo), perciò leggete e commentate gente, commentate...
Stagioni oblique
Fui fantasma d'inverno,
(sorrette dal vento)
con la primavera tra le dita e l'autunno
(foglie rossolucenti)
nei capelli.
Scrissi lettere alla mia estate
(fresche di gabbiani)
che solo la stanchezza m'impedì
di firmare.
(nuotano nel sole)
e le lasciai...
Inconsapevolmente infida tecnologia
E la lontananza non influisce. Ho a disposizione innumerevoli faccine idiote per mostrare quanto sia loro accanto: una decina di omini che ridono (alcuni che addirittura si rotolano), una dozzina di personaggi che piangono, ognuno con un pathos diverso, e pernacchie, saltelli, occhi dolci e chi più ne ha più ne metta.
E non mi devo preoccupare di arrivare fino all'edicola (fosse mai che metto piede al freddo) un paio di tasti e anche il quotidiano tramite web è a casa mia - dietro lo schermo, ma c'è!
Ma io chiedo, a me e a voi accaniti usufruitori : siamo proprio certi che assecondare la nostra pigrizia con i trucchetti della tecnologia sia un bene?
A volte ho l'impressione che per ogni maledetto tic della testiera ci sia un'emozione, una sensazione che si perde.
Cercare di trovare una posizione comoda per leggere il giornale, che è troppo grande per sfogliarlo,che poi finisci a terra con i fogli sparpagliati e tu che giri attorno saltando da un articolo all'altro.
E trovare una lettera per te tra la posta, tenerla tra le mani finchè sei da sola, godendoti l'attesa.
E una risata di cuore, un occhio che non sia lucido di pixel, un abbraccio che non sia solo virtuale.
Nè anacronismo nè malinconia.
E' questione di essere avidi di emozioni, che siano intense o sottili, ma che devono essere strappate con forza dall'attimo. E che la tecnologia (ancora non ho capito se infida o inconsapevole) ha il vizio di nasconderci.
lunedì 15 ottobre 2007
Piccoli registi crescono
Se volete saperne di più su questo protagonista della cinematografia underground visitate www.nikoisdifferent.com
Giusto per la cronaca, le musiche del cortometraggio sono state composte ed eseguite da Nick Stu, uno dei "soci anziani" del Cabo.
Scriveteci cosa ve ne è parso, anche perchè vedere i nostri sudati post senza commento ci mette un po' d'amarezza...
Michael Clayton e la ricerca della conoscenza
C’è un accordo di settima minore che mi sussurra all’orecchio mentre batto sulla tastiera. Non faccio mica per dire, è che qualcuno suona, ora, indifferente alle parole cui dò forma sullo schermo.
Sono stato al cinema ieri sera, davano Michael Clayton: la pellicola mi si srotolava davanti agli occhi e io stavo lì, storto su di una poltrona troppo piccola, con poco spazio per le gambe.
Proprio quando la mia ammirazione per una denuncia così forte e velata insieme era al suo zenit la ragazza accanto a me ha cominciato a russare e contemporaneamente un tizio, seduto dietro, ha dichiarato di non aver afferrato un’acca, sinora. Evidentemente le mie capacità critiche non valgono la suddetta acca, oppure mi sono capitati due vicini digiuni di buon cinema, probabilmente un po’ dell’uno e un po’ dell’altro (ecco qua, ottimo esempio di bipolarismo e contraddittorio, visto che se ne parla di questi tempi).
Ora, disgraziatamente, non posso fare a meno di pormi una domanda molesta e noiosamente retorica, ovvero: quanti degli spettatori di stasera hanno infilato il cappotto trasformati in percipienti? (parolaccia difficile e in disuso, ma mi piace perché assomiglia a “recipienti”, che è un’ottima metafora per quello che dovrebbe essere il nostro atteggiamento di fronte ad un’opera d’impegno, di qualsiasi natura essa sia).
In fondo mi piace pensare che sia la ragazza dal sonno pesante che il tizio cui è sfuggito l’intreccio porteranno a casa qualcosa, perché un film non finisce ai titoli di coda come un libro non si chiude mai veramente all’ultima pagina, ma continua a sfogliare dentro di noi, chiedendoci un parere o volendo solo fare due chiacchiere; ci tirano la manica come un bimbo annoiato, chiedendoci un po’ d’attenzione, andando a comporre un puzzle di consapevolezza che tutti stiamo costruendo pezzo per pezzo, anche sapendo che difficilmente riusciremo a posizionare l’ultimo tassello, perduto o introvabile che sia.
A presto,
mercoledì 10 ottobre 2007
Il lardo della conoscenza
E quando ci renderemo conto di essere diventati delle montagne di grasso senziente, grandi quanto colti, allora ci renderemo conto di poter leggere l'ultima riga del libro della verità, ma di non riuscir neanche a muovere le labbra per sussurrarla al mondo.
Così voglio porgere il mio personale benvenuto a tutti coloro cui non l'ho porto finora, ma in particolare a coloro che non conosco personalmente, nel qual caso a Tinker Bell.
E lo porgo in questo modo perché l'idea di diventare un ammasso di sostanza inamovibile mi intriga...
martedì 9 ottobre 2007
Un nuovo "poet" che scruta l'oceano...
a presto,
domenica 7 ottobre 2007
E da qui inizio...
Entità così diverse si toccano fino a fondersi, e con difficoltà ricerco il limite tra i due.
Ma esiste un limite? O è solo un insieme di sfumature?
Dal verde, lentamente, fino al blu, insieme di impercettibili colori scorre sotto i nostri occhi. Troppo presi dalla forza del definito, dimentichiamo la leggerezza delle sfumature.
Non gioia, non dolore; questi sono colori forti, toni decisi che cogliamo con facilità.
Ma l'attimo, quell'istante in cui uno sguardo distratto diventa attento, quando dal pensiero passo all'immaginazione, queste lievi sfumature che si esprimono con noi sono davvero colte?
Non sempre.
Siamo accecati dal rosso dell'ira, dall'azzurro del sentimento; e avvolti da queste emozioni prepotenti dimentichiamo l'istante in cui il nero diventa blu.
Non si tratta di sensibilità o di attenzione, no.
Forse dovremmo imparare ad assaporare davvero ogni istante, senza aver fretta di correre avanti, saltare al passo successivo, arrivare al colore deciso.
"Impercettibili sfumature,
così difficili da dimenticare,
così decise da trasformare sorrisi in lacrime" cantano i miei vissuti ginnasiali.
Ed io vorrei proprio questo. Senza concentrarmi su risa o pianti, soffermarmi nel momento in cui il volto cambia espressione.
Nell'attimo in cui, vedendo ancora l'ombra del sorriso, cade la lacrima.
martedì 2 ottobre 2007
Ieri
Corre veloce, neanche lo afferri ed è già passato.
Rinchiuso lì, insieme a tutto il resto, a tutto ciò in cui amiamo perderci in cerca di qualcosa di migliore, in cerca di qualcosa che non siano il presente che non va, che non abbiamo il coraggio di prendere a calci.
Preferiamo rimanere lì, ancorati a ciò che potrebbe essere stato senza considerare che non potrà essere.
Non potrà essere.
È questo infatti il punto, ossessionati dal passato, rischiamo di non giocarci il futuro, come abbiamo fatto con il trascorso.
Non potremo volgerci al presente, non potremo visitare altri porti, magari migliori, magari peggiori, ma che avvicinano sempre alla metà finale.
Casa.
Cosa è il tempo? Una cosa ti sfugge via e non ti ritorna.
Non ritorna mai.
Nietzsche diceva che essendo le cose del mondo finite, e il tempo infinito, prima o poi qualcosa che è già successo accadrà di nuovo.
Accadrà di nuovo.
Ma come pensare che una cosa già successa possa accadere di nuovo?
Ora il discorso di Nietzsche sicuramente va su piani più alti e meno spiccioli di quanto uno studente di medicina possa considerare, ma la domanda è lecita.
Come si può pensare che una cosa già successa possa accadere di nuovo?
O meglio come si può pensare che una cosa già successa possa accadere allo stesso modo?
L'uomo cambia, è proprio il passato che lo fa cambiare.
Il problema è quando il passato lo tormenta.
Lo tormenta e non smette di farlo. Non smette di farlo.
Anzi non ci pensa nemmeno a smettere.
E come riuscire ad andare avanti?
Come fare?